Grafica Incisione

VERSO IL SOLE DI OMERO. Sigmund Lipinsky il Deutsch-Römer

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Tra ‘800 e’900 l’Italia divenne un irresistibile richiamo per artisti di origine mitteleuropea che idealizzarono il mito mediterraneo e coltivarono intense amicizie ed affinità elettive. Un campo magnetico unì le vicende artistiche e personali di Max Klinger, Karl Stauffer-Bern, Otto Greiner, Sascha Schneider, Sigmund Lipinsky e Max Roeder.
Questi artisti sono le ultime maglie di una lunga catena di esperienze umane e culturali che traevano origine da idee maturate nel corso dell’Ottocento a partire da Goethe, attraverso i pittori nordici del “Grand Tour” e soprattutto nella seconda metà del secolo tramite quella prima grande generazione di tedeschi romani che aveva cercato nell’Italia gli ultimi riverberi dell’età dell’oro: Feuerbach, von Marées, von Hildebrand e Böcklin.
Tra i due secoli Firenze e Roma divennero le mete irrinunciabili per un culto del Rinascimento e dell’antichità che raggiunse il suo culmine e divenne il simbolo della liberazione spirituale dell’uomo vissuta nel rapporto quotidiano con una razza ritenuta incontaminata dalle convenzioni culturali borghesi della civiltà industrializzata e con un paesaggio dove ancora si poteva reinventare e idealizzare il mondo latino e greco.
Max Klinger, tra tutti divenuto il più famoso e celebrato anche nella cultura del nostro paese, fu il punto di riferimento artistico fondamentale per gli artisti della sua cerchia e lo stimolo a coltivare l’arte grafica, ritenuta il mezzo più idoneo per la rappresentazione dell’immaginario e dell’ideale.
Per Klinger il disegno e l’incisione consentivano un rapporto più libero col mondo rappresentabile, lasciando alla fantasia un margine più ampio per integrare l’assenza mimetica del colore, in modo che l’idea e la concezione poetica prevalessero sulla visione oggettiva e materialistica della realtà. La caratteristica più rilevante dell’opera grafica era quella di poter esprimere la forte soggettività dell’artista e di condensare le invenzioni più potenti nello spazio più ristretto, presentare nell’avvicendamento più rapido le invenzioni più contrastanti, come evidenziò nel suo trattato teorico Malerei und Zeichnung (Pittura e disegno) pubblicato a Lipsia nel 1891.
Alla Griffelkunst, termine coniato da Klinger per designare “l’arte dello stilo” si dedicarono gli artisti sodali sopra ricordati. Intenso e combattuto fu il rapporto tra i compagni di accademia Klinger e Stauffer-Bern intessuto tra Roma e Firenze. A Stauffer-Bern, artista dalla vita tormentata al punto di venire ricoverato in manicomio e di morire suicida nel 1891 va tra l’altro il merito di aver suggerito a Klinger l’idea di istituire a Firenze una casa atelier per artisti che divenne la famosa Villa Romana sulla via Senese.
Otto Greiner, che andò ad occupare lo studio romano di Klinger vicino al Colosseo, raccolse l’incitamento del maestro a considerare la rappresentazione del corpo umano nudo come “alfa ed omega di ogni stile” secondo gli enunciati conclusivi del trattato Malerei und Zeichnung, lasciando capolavori grafici come Il giudizio di Paride, La danza e Gea. Sascha Schneider (che incise con gli amici Klinger e Greiner una curiosa acquaforte con schizzi grotteschi di teste umane) arrivò alla teorizzazione artistica del nudo maschile come espressione assoluta di salute e bellezza nel suo trattato Über Körperkultur scritto a Firenze nel 1913.
Max Roeder chiamò il viaggio verso il Sud “il viaggio santo” e rievocò nel paesaggio italico visioni romantiche ispirate alla musica di Wagner, alla filosofia di Schopenhauer e alla pittura di Böcklin.
In anni di montante avanguardia, Lipinsky operava appartato a Roma, anche lui concentrato a comunicare intensi stati d’animo e contenuti ideali in raffinatissime incisioni dove ancora una volta il nudo assumeva valore di assoluta centralità.

Calma marina
1912, calcografia. È una delle più belle opere grafiche di Lipinsky. La visione comunica uno struggente senso di nostalgia ed è ambientata sul litorale di Terracina. Sullo sfondo si vede il monte Circeo.


Era nato nel 1873 a Graudenz sulle rive della Vistola in Prussia, da un commerciante di origine polacca e da madre tedesca, nipote quest’ultima del musicista Meyerbeer. Già dagli anni del ginnasio subì l’influenza degli autori classici che alimentarono la sua passione per il mito greco e per l’epopea omerica, più tardi al centro al centro della sua tematica artistica.
Nel 1892 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Berlino dove ebbe per maestro Anton von Werner, celebrato pittore di corte del quale fu aiuto ai cartoni per la decorazione della cupola della cattedrale berlinese poi andata distrutta, realizzata da mosaicisti veneziani. Seguì la commissione di un’opera monumentale per il castello di Kreislau in Slesia, con l’affresco di 18 mq. raffigurante l’ingresso dei francesi a Lubecca nel 1830.
Nonostante si fosse quindi inserito nella cerchia della pittura celebrativa cara all’eclettismo artistico guglielmino, Lipinsky soffriva di questo conformismo accademico e sognava un’opportunità liberatoria.
Questa arrivò grazie alla vincita del gran premio di stato che gli permise di raggiungere l’Italia nel 1902 e di fermarsi a Roma tra gli artisti di villa Strohl-Fern, in uno degli studi presi in affitto per i giovani artisti del governo prussiano. Finito il pensionato, e dopo la vincita del premio Michael Beer nel 1904 decise di stabilirsi stabilmente a Roma, dove divenne uno degli esponenti più significativi della cerchia dei tedeschi della capitale.
Divenuto bibliotecario e direttore del loro circolo di Palazzo Serlupi, approfondì l’arte classica, la statuaria greco-romana in particolare, visitando i musei, le gallerie e gli scavi archeologici. Fu presente alla Secessione di Monaco, espose a Vienna e Berlino e a Roma partecipò alle mostre degli Amatori e Cultori nelle sezioni di Bianco e Nero.
Si stabilì in via Margutta, dove tenne un atelier ed una scuola. Iniziò a tenere progressivamente la pittura in secondo piano rispetto all’attività di incisore dove divenne un maestro insuperabile.


Iniziò ad incidere relativamente tardi, nel 1911, su incoraggiamento degli amici Max Klinger, Otto Greiner e Max Roeder. Dopo aver studiato Dürer e Mantegna, esordì con la calcografia Pandora, nella quale una giovane popolana è trasformata idealmente nella fanciulla creata da Efesto su ordine di Zeus per contenere in sé ogni genere di grazia e virtù (Pandora significa letteralmente tutto dono) Avvolta da un velo gonfiato dalla brezza del mare, la donna tiene in braccio il vaso regalatole da Zeus, contenente tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia…).
Il dio le aveva intimato di tenerlo sempre chiuso, ma Pandora, spinta dalla curiosità, disubbidì facendo proliferare disordine e distruzione nell’umanità. In questa suggestiva incisione Lipinsky sembra prevedere con lungimiranza gli accadimenti che nel giro di pochi anni avrebbero sconvolto l’Europa e trasformato in incubo il sogno mediterraneo dei tedeschi in Italia.
Al 1912 data Calma marina, un’incisione ambientata sul litorale di Terracina nella quale compaiono quelle particolari figure femminili che rivelano l’amore dell’artista per la bellezza latina, incontaminata dal tempo, insieme corporea e spirituale, ricorrente ampiamente anche negli ex libris. Traspare con struggente nostalgia il culto per l’antichità classica e per l’archetipo di un’umanità insieme antica e moderna, eroica e libera dall’ossessione del peccato, come già avevano evidenziato studiosi come Bachofen, Burckhardt e Warburg. Un lieve alito di vento accarezza i corpi delle cinque figure femminili, variamente atteggiate sulla sponda del mare, come ninfe compagne d’Europa rapita, con i veli gonfiati dalla brezza del mare e lo sguardo perso in una visione lontana e accaduta. Un bozzetto recentemente rinvenuto raffigurante proprio Il ratto d’Europa mostra alcune figure femminili nude nelle stesse pose dell’incisione.
Il paesaggio di Terracina dove l’artista amava ritirarsi per lavorare, era pieno di odori inebrianti emanati dalla flora mediterranea, dove le acque limpide si frangevano nella sabbia, dove il sole era quello dello stesso Omero (Il sole di Omero sarà il titolo di uno splendido ex libris del 1924 per Kurt von der Mühlen) chiaro e abbagliante, messo ideale per la manifestazione di eventi divini.

Ritratto della figlia Eva 1917, calcografia.


Il litorale laziale attirava gli artisti per il suo aspetto incontaminato e per le sue varietà naturali contrastanti. Il territorio pontinico ancora paludoso che diveniva spiaggia finissima e dorata sul litorale, le montagne carsiche che cascavano ripide come scogliere, la vegetazione scura a macchia mediterranea che si arrestava per cedere il posto ad una miriade di piccoli gigli bianchi che sbucavano dalla sabbia. Su quel litorale arrivavano i butteri, nudi in groppa ai cavalli senza sella, a spingere i bufali in acqua. Dopo il bagno seguiva una galoppata selvaggia per asciugare gli animali e l’ebbrezza di quella visione (che Lipinsky ebbe modo di rievocare nell’incisione Sponda latina del 1929) era già pronta per la sua rituale trasformazione eroica.
Del 1914 è un altro capolavoro grafico, Le Parche (o Le tre età). Anche in questo caso il vago sapore preraffaellita è contaminato con una austerità germanica di derivazione düreriana (come anche era solito fare Otto Greiner) che si incrudisce nel corpo disfatto della figura più anziana.


Durante la prima guerra mondiale fu costretto a fuggire esule a Monaco e chiamò quegli anni “il tempo dell’esilio lontano dal sole”. Con l’incisione Inter alma silent Musae (1922) alluse al silenzio delle Arti durante la tragedia bellica, dedicando il soggetto all’amico Greiner,morto nel frattempo a Monaco.
Tornato a Roma nel 1919, riprese lo studio di via Margutta e l’insegnamento, prima alla British Academy of Arts, poi di nuovo in proprio nella casa-studio che trasferì in Palazzo Patrizi, riunendo allievi svizzeri, austriaci, ungheresi e italiani, tra cui Dario Wolf, Bruno Colorio ed il giovane Fausto Pirandello.
Si recava spesso ad Anacapri durante l’estate attratto dai circoli artistici e letterari che affollavano l’isola. L’ambiente naturale di Capri, fece da scenario alla serie dell’Odissea, un progetto illustrativo commissionatogli dall’editore monacense Hanfstängl, lo stesso che aveva pubblicato le raccolte exlibristiche di Richard Braungart, che a sua volta non mancava di documentare gli splendidi lavori grafici di Lipinsky.
L’Odissea non fu terminata e non andò oltre il numero di otto tavole (nonostante avesse eseguito molti disegni preparatori) realizzate con insuperata maestria con la punta ad ago, tra il 1923 ed il 1928. Quasi ogni scena – tranne l’episodio di Scilla e Cariddi rivissuto tra gli scogli di Capri – è dominato simbolicamente dal corpo umano nudo, visto come nobile forza della natura.
Le figurazioni sono modellate in chiave classica e rinascimentale, secondo un concetto di armonia a tratti quasi manierato, ma non perdono mai il fascino seduttivo di una bellezza reale e serena, antica e allo stesso tempo contemporanea, così che ancora una volta l’evocazione della leggenda si materializza in una realtà anatomica vera e tangibile della gente del sud, il luogo fisico dove era ancora possibile rievocare la Grecia e trovare un popolo nelle cui vene sembrava scorrere ancora il sangue fiero e sublime di una civiltà perduta.
L’immagine arcadica de I lotofagi, con quattro figure maschili e femminili raggruppate in ritmica armonia in un pergolato di piante meravigliose, può essere letta come la parafrasi del viaggiatore straniero che, inebriato dalla bellezza del paese e dalla dolcezza dei suoi frutti vive nell’oblio l’avventura dello spirito e dei sensi, dimenticando il ritorno.

Circe, 1923, calcografia. Fa parte del ciclo, rimasto incompiuto, per illustrare l’Odissea di Omero commissionato dall’editore monacense Hanfstängl. Il nudo flessuoso della maga diventata fata per incanto si dispone armonicamente con il movimento insinuante delle bestie feroci in una apparizione insieme seducente e pericolosa.


Dal 1922 al 1931 espose opere grafiche a Roma ed in altre città italiane col Gruppo Romano Incisori Artisti di cui fu uno dei soci fondatori.
Nel 1931 pubblicò a Roma, con la libreria Herder, un Manuale anatomico per lo studio del corpo umano con venti tavole di anatomia artistica, propedeutiche all’insegnamento del disegno del nudo. Lipinsky lamentava l’influenza dell’Impressionismo che aveva interrotto a lungo la tradizione dello studio del corpo umano, considerando la raffigurazione puramente come un fenomeno dal punto di vista pittorico. Avvertendo l’urgenza di una spinta verso una nuova figurazione formale, l’artista offriva agli allievi un manuale pratico che utilizzava fonti antiche e soprattutto il materiale radiografico messo a disposizione del dott. Nicola Faberj, dove si evidenziavano le ossa, i muscoli e i tendini che con la loro attività modificano la forma esterna del corpo umano.
Anche secondo Richard Braungart regola fondamentale dei nuovi tentativi di stile era la natura che sottolineava essere non solo nell’origine intrinseca della nudità umana ma principio base della stessa coscienza dell’artista. Le sue antologie exlibristiche (tra le qual spicca Der Akt im Modernen Ex Libris, 1922) non contemplavano gli espressionisti in quanto ritenuti colpevoli di essersi allontanati consapevolmente dalla natura, mentre chi voleva lavorare con la forma e con le idee non poteva prescindere dal nudo vero e sinceramente esposto alla luce del sole, senza stravolgimenti, ambiguità e falsi pudori.


Tra le ultime incisioni autonome è Nostalgia (1935) dov’è ritratta la figlia Eva (che compare anche in un foglio antecedente che la raffigura bambina e in alcuni ex libris) insieme ad un’amica sulla spiaggia ed è ancora il lido di Terracina a fare da sfondo. I corpi atletici delle due ragazze rivelano una bellezza scultorea che rispecchia i nuovi canoni della Schönheit germanica, senza però perdere del tutto quella commossa atmosfera poetica che nutriva il sogno mediterraneo del nostro artista.
Il campo dove Lipinsky eccelse è quello del piccolo formato degli ex libris, dove si rinverdivano i fasti dei bulini e dei nielli del Rinascimento. I preziosi foglietti di Lipinsky sono complessivamente trentasette, trentasei calcografici ed uno xilografico.


Un ulteriore nucleo di lavori, che porta i pezzi ad un totale di quarantatre, fu realizzato insieme al figlio Lino anch’egli incisore e fratello di Angelo, autore a sua volta del primo catalogo complessivo completo dell’opera grafica del padre, compilato nel 1940 per la rivista “Maso Finiguerra”.
Nel 1992 gli ex libris furono raccolti in un volume monografico curato da Egisto Bragaglia, autorevole storico di ex libris e dall’artista Maria Adriana Gai, una delle ultime allieve del maestro tedesco. L’elenco è stato poi aggiornato dalla rivista “Ex Libris”, con una lista che include anche i lavori eseguiti da Sigmund insieme a Lino.
Negli ex libris il concetto delicatamente decorativo si sposa all’armonica disposizione dei corpi. Tra i soggetti più riusciti spiccano Architettura (1912), Amore d’arte (1912), Le Grazie alla fonte della giovinezza (1918), La Grande Fortuna (1918), La Poesia (1921), Aspirazioni (1921), Idealismo e Materialismo (1922), Eros e le farfalle (1922), Il sole di Omero (1924) e Phryne (1939), l’ultimo lavoro che non arrivò mai al collezionista.

Sponda latina
, 1929, calcografia. La visione epica trasfigura i butteri della campagna laziale che conducono i cavalli in riva al mare per farli asciugare al sole.


Un breve soggiorno a Lungern in Svizzera nel 1939 lo portò lontano dagli eventi minacciosi che stavano nuovamente per sconvolgere il mondo. Lavorò solo e isolato da tutti in una modesta scuola di scultura in legno. Affranto dagli accadimenti che stavano distruggendo gli ideali di armonia nei quali aveva fermamente sperato, colpito nell’intimo come l’amico Otto Greiner scomparso poco dopo aver abbandonato l’Italia in seguito allo scoppio del primo conflitto mondiale, Lipinsky morì improvvisamente la notte del 17 febbraio 1940, lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi amici ed allievi fedeli.

Nostalgia
1929, calcografia. Vi sono ritratte la figlia dell’artista Eva insieme ad una amica. per diversi anni la scuola Eva diresse d’incisione del padre.

La sua scuola fu tenuta in vita fino al 1974 dalla figlia Eva. Le sue opere grafiche figurano nelle maggiori raccolte pubbliche: a Roma, Firenze, Monaco, Berlino, Varsavia, Londra, New York, Los Angeles e presso raffinati collezionisti privati.

Emanuele Bardazzi

Pubblicato in in “Charta”, n. 104, luglio-agosto 2009.


Per saperne di più:
R. Braungart, Sigmund Lipinsky, in “Die Kunst für Alle”, vol. XXVIII, 1923, pp. 248-258.
S. Lipinsky, Manuale anatomico per lo studio del corpo umano, Roma 1923.
E. H. Howell, The Art of Lipinsky, in “The Studio”, vol. LXXXVIII, n. 380, 1924, pp.264-276..
A. Lipinsky, Sigmund Lipinsky und sein Graphisches Werk, in “Maso Finiguerra”, nn. 1-2, 1940.
J. S. Grioni, Un maestro da non dimenticare,. Sigmund Lipinsky, in “Antichità Viva”, A. XIII, n.6, 1974.
M. S. Sconci, Sigmund Lipinsky in Gruppo Romano Incisori Artisti, catalogo della mostra, pp.71-77, Roma, Palazzo Venezia, 1988.
E. Bragaglia-M. Adriana Gai, Sigmund Lipinsky. Ex libris, Latina 1992.
Sigmund Lipinsky. Un Maestro del Liberty, catalogo della mostra, Aprilia, Biblioteca Comunale, 1994.
Grafika Sigmunda Lipinsky ‘Ego, catalogo della mostra a cura di A. Grochala, Warszawie 1995.
Il sogno mediterraneo, Artisti tedeschi tra ‘800 e ‘900, a cura E. Bardazzi e D. Cingottini, catalogo della mostra, Firenze, Salone di Villa Romana, 1997.
“Bianco e Nero” alle Esposizioni degli Amatori e Cultori 1902-1929, a cura di E. Bardazzi, Roma, Nuova Galleria Campo dei Fiori, 2001.
R. Palmirani, Sigmund Lipinsky: alla ricerca della bellezza nella terra del sole, in “Ex Libris. Rivista internazionale di xilografia, ex libris e grafica originale”, n.28, (n.1 Nuova Serie) 2004, pp.16-21 (contiene in appendice la lista aggiornata degli ex libris, a cura di G. Mirabella e R. Palmirani).
E.Bardazzi, Brividi nordici e sogni mediterranei, in i Tesori del mare. Miti, trasparenze, suggestioni, catalogo della mostra, Livorno, Granai di Villa Mimbelli, 2004.
Der Akt im Modernen Ex Libris, a cura di E. Bardazzi, catalogo della mostra, Firenze, Saletta Gonnelli, 2005, pp. 66-75.
E. Bardazzi, Verso il sole di Omero. Sigmund Lipinsky il Deutsch-Römer, in “Charta”, n. 104, luglio-agosto 2009.
Sigmund Lipinsky, Dario Wolf e altri maestri dell’ incisione simbolista, a cura di E. Bardazzi, catalogo della mostra, Galleria Simone Aleandri, Roma 2012.
Incubi nordici e miti mediterranei. Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea, a cura di E. Bardazzi, G. Ballerini, M. D. Spadolini, catalogo della mostra, Sesto Fiorentino 2014-2015, Firenze 2014.

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