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EROS E THANATOS. L’ARTE SENSUALE E MACABRA DI MICHEL FINGESTEN

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Dal 20 settembre all’8 novembre 2020 va in scena a Sesto Fiorentino la più ampia retrospettiva finora dedicata a Michel Fingesten. L’esposizione è stata organizzata per l’edizione 2020 di Alto-Basso, il progetto ideato una decina di anni fa da Francesco Mariani, responsabile del Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti e presidente del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata, e dalla storica dell’arte Giulia Ballerini con la collaborazione del Comune di Sesto Fiorentino. L’idea è di proporre annualmente una grande mostra distribuita nelle due sedi dedicate, in città, alla promozione culturale: La Soffitta Spazio delle Arti, storica galleria della Casa del Popolo di Colonnata, in piazza Rapisardi (l’Alto) e il Centro Espositivo Antonio Berti di via Bernini (il Basso).

La mostra odierna dedicata a Fingesten, con il ricchissimo catalogo che l’accompagna, finalmente rivaluta questo grande maestro dell’incisione e lo proietta nello scenario artistico internazionale, oltre i confini pur nobili, ma circoscritti, del collezionismo exlibristico. Mostra e catalogo edito da Polistampa sono a cura di Giuseppe Mirabella, con la collaborazione di Emanuele Bardazzi (storico dell’arte ed esperto di grafica tra ‘800 e ‘900) e Giulia Ballerini (storica dell’arte e direttrice del Museo Soffici di Poggio a Caiano). Le opere esposte provengono dalla collezione privata di Giuseppe Mirabella, Milano. Nel catalogo sono suddivise in varie sezioni: grafica libera, cartelle e libri illustrati, ex libris, disegni, grafica d’occasione, fino ai lavori eseguiti nei campi di concentramento di Civitella del Tronto e Ferramonti di Tarsia, con saggi introduttivi di Mirabella, Bardazzi e Ballerini e un totale di circa 600 illustrazioni. La mostra Eros e Thanatos. L’arte sensuale e macabra di Michel Fingesten sarà aperta in entrambe le sedi espositive, ad ingresso gratuito, con i seguenti orari: domenica e festivi 10-12 e 16-19, feriali da martedì a sabato 16-19, lunedì chiuso.

Alcuni ricordi di un artista prediletto, “di casa” da Gonnelli

Copertina di 1900 Bianco e Nero: Ex libris-Grafica minore, Edizioni Gonnelli, 1979.

Ho voluto introdurre il mio contributo critico al catalogo (dal titolo Amore e Morte. Michel Fingesten e le sue fantasie bizzarre e crudeli, tra erotismo e danze macabre) con un paragrafo dedicato ad alcuni ricordi personali che riguardano la mia prima conoscenza di questo straordinario artista avvenuta all’inizio della mia esperienza lavorativa presso la Libreria Antiquaria Gonnelli, quando ero ancora studente e poi continuata come un fil rouge attraverso i decenni seguenti: quasi come un segno del destino che oggi mi ha portato a partecipare alla grande mostra odierna. Il mio primo incontro con l’arte di Fingesten risale dunque al 1979 in occasione della mostra 1900 Bianco e Nero: Ex libris-Grafica minore, allestita nella storica e ormai mitica Saletta Gonnelli, attigua all’omonima libreria antiquaria al 14r di via Ricasoli. Gli anni Settanta furono per me, giovane neodiplomato iscritto all’università e nello stesso tempo assunto come impiegato presso Gonnelli, occasione di  continue scoperte anche nell’ambito di un primo Novecento dimenticato dalla storiografia ufficiale e dalle ultime tendenze artistiche.

Oltre a quello che potevo vedere e toccare con mano da Gonnelli – un sacrario di stampe, libri e vecchie carte dove sembrava che il tempo si fosse fermato e dove ogni cassetto svelava mondi affascinanti a me sconosciuti –, ero solito frequentare quelle gallerie che, in sintonia con i miei gusti e curiosità nascenti, dedicavano appunto il loro lavoro alla riscoperta di quel crogiuolo di artisti obliati e finalmente rivalutati, con un’attenzione tutta nuova e particolare per la grafica. Parliamo ad esempio dell’Emporio Floreale e della Galleria Giulia di Roma, della Galleria del Levante di Milano, oppure dello Studio ‘900 di Bologna.

L’occasione di coadiuvare Maria Pia Gonnelli al catalogo che corredava la mostra 1900 Bianco e Nero: Ex libris-Grafica minore  – il titolo ricordava il “Gruppo Italiano dell’Ex Libris e Bianco Nero”, tra i cui fondatori fu proprio Michel Fingesten, che poco dopo si sarebbe trasformato in “Bianco e Nero Ex Libris”, la storica associazione milanese di collezionismo exlibristico – fu per me frutto di approfondimenti preziosi e nuove conoscenze di artisti primo-novecenteschi che anche quelle gallerie promuovevano negli stessi anni.

Tra questi c’erano Alfredo Baruffi, Giulio Aristide Sartorio, Alberto Martini, Raoul dal Molin Ferenzona – per il quale nutrii un’istintiva passione che negli anni a venire era destinata a tradursi in studi e pubblicazioni dedicate – poi anche gli xilografi Adolfo de Carolis, Antonello Moroni, Bruno da Osimo, Bruno Bramanti e Italo Zetti, tutti applicati al genere dell’ex libris moderno, argomento oggetto di una mia breve tesi per un esame universitario.

Michel Fingesten, Par la grâce de Dieu Peintre et Graveur (Autoritratto), tavola da Essai dedanse macabre, 1938. Fotoincisione e puntasecca.

Il fiore all’occhiello di quella mostra tuttavia fu in assoluto Michel Fingesten, artista la cui opera fino ad allora nessuno aveva pensato di rivalutare. Non a caso fu un suo ex libris, col motto esoterico “In ciascuno è l’enigma”, eseguito per il collezionista Gigi Raimondo (tra l’altro amico fraterno anche di un esoterista come Ferenzona e autore di un articolo postumo fondamentale su di lui), ad essere scelto per la copertina. Scorrendo le opere esposte e presentate in quel catalogo troviamo alcuni capisaldi della sua opera incisoria: prime tra tutte le due serie dedicate alla morte e alla guerra, Essai de danse macabre (1938) e Kleine Randbemerckungen zum Thema “Krieg” (1939-1940).

Queste incisioni, che Fingesten eseguì in un momento drammatico della propria esistenza di ebreo perseguitato nella Germania di Hitler e, per sfuggire alle persecuzioni, vanamente rifugiato nell’Italia fascista che proprio nel 1938 varava le leggi razziali, esprimono il suo grido di dolore, camuffato dalla satira tragica, e il suo «disprezzo per tutti i nemici dell’umanità», come sottotitolava appunto Kleine Randbemerckungen zum Thema “Krieg”.

Presago di una guerra che avrebbe sconvolto l’Europa e lo avrebbe visto di lì a un anno rinchiuso in un campo di concentramento, Fingesten raggiunge, in quest’ultima cartella di 10 acqueforti e puntesecche, i vertici della propria arte, al pari dei grandi, come Goya, Kubin e Dix. Il ciclo di 50 acqueforti Der Krieg di Otto Dix del 1924, nel quale l’artista diede la prima espressione delle proprie traumatiche esperienze di soldato al fronte della prima guerra mondiale, riprese poi in molte delle sue opere, in primis il Trittico della Guerra, realizzato a Dresda nel 1934 a un anno dalla presa di potere di Hitler, dovette senz’altro essere  noto a Fingesten e potente fonte ispirazione.

Michel Fingesten, Lesbos, 1921. Puntasecca e rotella. Esemplare dedicato a Gianni Mantero nel 1937.

Gli altri fogli presentati nel catalogo Gonnelli offrivano una campionatura dei motivi ricorrenti nella sua vena artistica. La puntasecca Lesbos del 1921 risaliva agli anni in cui Fingesten si stava affermando nella Berlino della Repubblica di Weimar, un anno dopo l’uscita della prima monografia su di lui redatta da Paul Friedrick. Senza spingersi ai livelli di erotismo estremo, trasgressivo e parossistico presente in Ecce Femina del 1915 e in altre cartelle di sessualità esplicita del periodo, l’artista esibisce senza falsi pudori l’amore saffico, attraverso nudi opulenti e candidi nella loro lascivia, in uno stile che ricorda quello di Jules Pascin.

Proprio quell’esemplare era stato dedicato da Fingesten all’amico Gianni Mantero nel 1937 e il motivo fu ripreso nell’ex libris Carlotta. Seguivano poi alcuni capolavori dell’arte exlibristica di cui Fingesten fece la sua specializzazione, vuoi per gusto personale, vuoi per necessità. L’ex libris GM (per Gianni Mantero), uno degli esempi più riusciti della sua tendenza erotica e satiresca, raffigurava un diavolo con due falli al posto delle corna, mentre spruzzano seme in due coppe sorrette da una donna nuda.

C’erano poi alcune acqueforti acquerellate numerate 1/100, ma forse esemplari unici colorati: l’ex libris Miriam (ora in una collezione privata milanese), un volto femminile di sapore picassiano che si moltiplicava al suo interno, senz’altro uno dei più belli in assoluto, e un altro ideato per se stesso. In quest’ultimo raffigurava la propria testa in cima a una colonna, mentre dalle facce grottesche a bocca aperta dei critici, appellati con la scritta “idioti”, spuntavano linguacce e serpenti. Una delle loro mani offriva all’artista un ramo secco, mentre un amorino annaffiava i fiori rigogliosi che circondavano il suo monumento: un modo ingenuo e ironico di auto-incensarsi, con la palese confessione di sentire la propria arte contro il sistema incompresa dai più. Nella remarque alcune vignette satireggiavano appunto i grassi borghesi: un piccolo cane che abbaiava alla tavolozza dell’artista innocente,  il “porco d’oro” come premio feticcio del commercio d’arte.

Copertina del catalogo Libreria Antiquaria Gonnelli, n. 12, 1987.

Orgogliosi di avere riproposto al pubblico con successo un artista allora quasi dimenticato e così impressionante, bizzarro, trasgressivo e controcorrente, che colpì moltissimo i visitatori e gli acquirenti, destino volle che Fingesten divenisse poi “di casa” da Gonnelli. Altre opere furono acquisite nel tempo e otto anni dopo, nel 1987, ebbi l’occasione di curare un catalogo vendita della libreria dedicato ai disegni e incisioni dal XVI al XX secolo della libreria e caso volle che anche in quell’occasione mi trovassi ad avere sotto gli occhi e a schedare alcuni fogli straordinari del Nostro. Allora non si trattava di incisioni ma di grandi disegni a penna che l’artista poi era solito riprodurre in fotoincisione per ex libris di piccolo formato adatti all’uso. Fingesten ricorreva sovente alla fotoincisione, che alternava all’incisione vera e propria. Si trattava di opere uniche per gli ex libris, splendidi e surreali, concepiti per Paul Valery e Bernard Shaw. C’era poi un disegno meraviglioso, un po’ metafisico, che raffigurava Lord Byron: fu utilizzato per illustrare la copertina e poco dopo venne acquistato dalla Biblioteca Classense di Ravenna dove oggi è conservato.

Nel frattempo, nel 1984, era finalmente uscita in Germania l’importante, e ancora oggi unica, monografia di Norbert Nechwatal ad aprire al mondo dei collezionisti una più ampia conoscenza di questo artista ingiustamente dimenticato, che la libreria antiquaria Gonnelli continuava a promuovere attraverso i suoi cataloghi periodici.

A metà anni novanta fui invitato dall’amico e collega libraio Giuseppe Mirabella a collaborare alla sua rivista milanese di grafica “Biblio”. Per questa preziosa pubblicazione consegnai degli articoli su tre artisti tra i miei prediletti: Raoul dal Molin Ferenzona, Francesco Nonni e Alberto Martini. Nel primo numero invece era uscito il fondamentale saggio di Mirabella Michel Fingesten, un «Odisseo» del XX secolo, primo studio approfondito comparso in Italia scritto da un vero conoscitore e collezionista dell’autore, fonte anche per me di nuovi e preziosi arricchimenti.

Nel 2005, in seguito all’acquisizione da parte della Libreria Antiquaria Gonnelli di un nucleo importante di ex libris simbolisti tedeschi, mi nacque l’idea della mostra Der Akt im modernen Exlibris (Il nudo negli ex libris tedeschi del primo ‘900). Il titolo era derivato da un famoso testo del 1922 sugli ex libris, ad opera dello storico e collezionista Richard Braungart. La rassegna si apriva con una prima nutrita sezione dedicata al nudo ideale (Ideale Nackhteit) che, partendo dal capofila Max Klinger – sua era la celebre definizione del nudo come “alfa ed omega” di ogni stile – comprendeva tutta una serie di artisti omologhi come Otto Greiner, Sigmund Lipinsky, Alois Kolb, Bruno Héroux, Alfred Cossmann, Fidus ecc., tutti accomunati dall’esaltazione simbolica, molto spesso in chiave allegorica e mitologica, dell’Akt  (il nudo) maschile e femminile. L’idea originale fu di dare a questa compagine non solo una giustificazione teorica ed estetica, ma anche socio-culturale, contestualizzandola in quel movimento nascente di riforma della vita che andava sotto il nome di Lebensreform, ossia quel vasto fenomeno, per quanto elitario, che in Germania all’inizio del Novecento tentò di fondere politica, etica ed estetica nella ricerca sperimentale di nuovi approcci all’esistenza, meno conformisti e più liberi dai condizionamenti sociali, includendo, accanto all’amore franco e disinibito per la bellezza del corpo umano nudo, anche la pratica naturista, il vegetarianesimo, la vita comunitaria, la cultura fisica (Körperkultur) e non ultima l’omosessualità in un progetto ampio di Sexualreform.

Michel Fingesten, Ecce Femina, 10 Satiren, 1915. Acquaforte e puntasecca.

Alcuni ex libris sembravano proprio ispirati alle immagini di nudo idealizzato, immerso nella natura arcadica o tra le antiche rovine, di fotografi come Wilhelm von Gloeden e Hanni Schwarz, pubblicati nelle riviste portavoce del movimento, in particolare “Die Schönheit” edita da Karl Vanselow a partire dal 1903, o la parallela “Ideale Nackhteit”. La seconda sezione della mostra era invece dedicata al nudo lascivo ed aveva per protagonista Franz von Bayros: niente di più diverso dall’idealità salutista e neo-pagana tedesca – anche se a suo modo intrisa di fremiti e sottintesi sensuali – era la visione oltremodo perversa e viziosa della quale si facevano interpreti le fantasie erotiche sconfinanti nel sado-masochismo e in altre perversioni dell’artista attivo a Vienna negli anni dell’agonia prima, della catastrofe poi, dell’impero asburgico. Bayros, erede di Beardsley, proiettava le sue peccaminose pantomime d’alcova in un Settecento morboso e libertino, affidando a donne androgine, a eroti ambigui e paraninfi, gli attacchi più affilati alla morale costituita, che gli costarono denunce e processi per oltraggio al pudore.

Era una specie di anello di congiunzione che, a completare questa parabola trasgressiva, introduceva la terza ed ultima sezione del nudo satirico centrata proprio su Michel Fingesten, il quale, a differenza dell’estetismo estenuato che avvolgeva le fantasie sessuali di von Bayros, prediligeva invece cimentarsi col versante più ironico, grottesco e al fine macabro, dell’erotismo.

Piuttosto che funeste femmes fatales e bambinacce perverse di finis Austriae, oppure valchirie teutoniche dai fisici scolpiti, il nostro amava le giocondità focose, talvolta abnormi, di donnine sensuali e procaci, non di rado contrapposte nella loro gioia vitale all’agguato inesorabile della Morte, sempre ghignante e guastafeste, a sottolineare all’uomo il suo Memento mori.

Michel Fingesten, Eros und Thanatos (Da Ecce Femina, 10 Satiren), 1915. Acquaforte, puntasecca e rotella.

Oltre a vari ex libris erotici, la sezione presentava la rarissima cartella Ecce Femina, 10 Satiren del 1915, nella quale l’erotismo spinto era esplicitato senza pudori, ma non in modo osceno e volgare bensì satirico, con un formulario spiritoso di natiche, vagine al vento e falli enormi, che però si concludeva tragicamente col contrappasso dell’amplesso finale della donna con la Morte, con la didascalia Eros und Thanatos, oggi divenuta il titolo della mostra di Sesto Fiorentino. Molto spesso il nome di Fingesten è ricorso anche nei cataloghi di Gonnelli Casa d’Aste che negli ultimi dieci anni ha messo all’incanto fogli preziosi di grafica libera ed ex libris, contribuendo a tenere vivi l’interesse e la memoria di questo eccezionale artista, oggi ricercato con entusiasmo e passione perfino in Cina.

Nota: estratto rielaborato dal mio saggio Amore e Morte. Michel Fingesten e le sue fantasie bizzarre e crudeli, tra erotismo e danze macabre, edito in Eros e Thanatos. L’arte sensuale e macabra di Michel Fingesten, a cura di Giuseppe Mirabella, con la collaborazione di Emanuele Bardazzi e Giulia Ballerini, catalogo della mostra, Sesto Fiorentino 20 settembre-8 novembre 2020, Firenze, Polistampa, 2020.

Emanuele Bardazzi

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